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LE TUE SOAVI SILLABE di Carmelo Aliberti – commento di Giancarlo Pandini

LE TUE SOAVI SILLABE

I sentimenti riemergono dal deserto del vivere moderno di 

Inno all’amicizia?

 

Giancarlo (Castelleone 1932), poeta, scrittore e saggista, vive a Castelleone. Ha pubblicato diverse opere letterarie, di poesia:

Giancarlo (Castelleone 1932), poeta, scrittore e saggista, vive a Castelleone. Ha pubblicato diverse opere letterarie, di poesia:

        Poema ricondotto nell’alveo di un fiume in cui si possono riconoscere ancora i segni di una validità del vivere?

Oppure poematica forma per dire ai sentimenti che possono emergere dal deserto in cui li ha confinati il nostro vivere moderno?

Tutto in questi versi si turba: il precario e il contingente, il volatile e l’ineffabile; eppure cadono certi veli di codarda memoria ideologica, si strappano i velari di una scena solo tenuta in vita dalle memorie oscene di una rivoluzione che non c’è stata. C’è dentro questi versi il segno di una riappropriazione della forza della parola (e tornano locuzioni ungarettiane, montaliane, quasimodiane, ma in rinnovata veste ritmica e umorale) forse oggi ancora adatta a ripristinare il senso della poesia. Certo vi sono qui enfasi turbate, approcci cadenzati di una nuova modulazione etica e stilistica, soprattutto la rivalutazione dei simboli che sono della poesia dei nostri anni. Dovremmo spulciare qualche verso (“i sensi ridestati” – “l’ansia vitale” – “sulle fronde d’alloro” ecc. ecc.) per tornare a capire che la poesia civile è stata attraversata da una poesia del sentimento (non del sentimentalismo); o dovremmo far cadere le barricate di una forza edonistica per constatare il debito attuale con una poesia virtuale di parole semplici, magari ancora ritmate amore/ardore/cuore, ma che lasciano intendere l’urgenza del significato, un alto valore che guida anche il sentimento più comune o quello più alto della cultura moderna. Sta di fatto che in questi versi noi sentiamo vibrare una poesia istintiva, intuitiva e tesa a far capire qual è ancora oggi la volontà di ricreare con la parola non solo immagini o figurazioni o alonati paesaggi d’estasi e ineffabili, ma l’urgenza di un messaggio umano che parte dall’amicizia e si innesta in una riconoscenza e gratitudine spirituale e umana.

 

LE TUE SOAVI SILLABE
Emergi al primo guizzare aureo del sole
dalla finestra della Cattedrale
affondata nell’edenico abbraccio
delle acque di Eolo azzurre
e dal glauco labirinto dei laghetti
con passi lenti, la mente dentro i libri,
riflesso di una luce che rimbalza,
reincarnato Tantalo
curvato sotto le macerie della vita.
Ai piedi del campanile alzi gli occhi
turbato dal ronzio delle voci,
e tu sussurri, tra i veggenti zitti,
un nome che germoglia col sorriso,
mentre gli occhi vibranti
di lampi emotivi e di pensieri

oscurano il colloquio dei minuti.
Le tue sillabe ornate,
braci ardenti di scintille umane
incendiano l’angoscia di chi ascolta,
e l’anima amica, sollevata
dai demoni del male,
che infiammano il cuore di dolore,

ondeggia nell’incendio delle ore
trascorse con te, riacquista equilibrio,
si libera con le tue dotte locuzioni
dall’ansia, dalla paura, dal terrore
di una tragica notte
offuscata da lampi sconosciuti
si riappropria dei dogmi della vita
che trasmuta in quiete interiore
le incommensurabili distanze umane
e riaccende un colloquio di speranza
nel martirio della conchiglia straziata.

Allora il pargolo che sorreggi con calore
si ridesta nelle braccia di Orfeo,
riascolta il brusio della piazza,
attinge con lo sguardo il firmamento
e torna a percepire il segreto
roteare del disco di fuoco.
Dopo un ciclo di tue apparizioni
il cielo, la terra e il mare
si ridipingono di accesi colori
e le voci della strada
tornano a cantare
l’ilaro-tragedia delle ore,
ora accettata con rinato ardore,
grazie alla misteriosa sinergia,
disseminata dal tuo battito del cuore.

Sei l’uomo di sempre,
delicato, sensibile, trasparente
dei valori che il male di vivere o congiure
in te non han potuto consumare,
sei il colto che sta sempre accanto
a chi è prigioniero delle sillabe,

sei la virgola che blocca nello spazio
del labirinto dei corpi incandescenti,
il nuovo Ulisse avvampato dai sensi
che penetra nel segreto di ogni sito
della storia di tutti e di ciascuno
e amore, sussurra, amore,
anche la traccia di una lumaca
è sentiero che riconduce alla vita,
anche il risuono virtuale di un’emozione
accentua quella primitiva
che si rafforza e perdura
con l’antica memoria rifiorita
il muro con i cocci di bottiglia,
in cui neppure in te rimane
il soffio di un ricordo dileguato;

la prova del fuoco che non penetra
nel chiuso della pelle dell’anima
e riconsacra più forte
il sentimento a Dio.

Così, diletto amico,
con le labbra, con la febbre del cuore,
con figure pure,
sei sempre riuscito ad annientare
i mostruosi connubi delle bestie,
distrutte dentro il canto,
e ora brilli e riscaldi i cuori afflitti
intorno alla strage delle piume
con il titanico esempio coscienziale,
come un cigno che impasta il quotidiano
con fuoco amico
che il cuore ricosparge di passione,
d’amicizia, di sogno e di poesia.

Ma se ascolti
i sensi ridestati oltre la nuca
ancora senti che dentro ti scuote
il vento caldo della terra-madre
ansimante per secoli di arsura.
L’ansia vitale è graffiata dai lampi
della storia, esplosa di misure ideali
che annientano il diluvio del passato
del ragazzo disciolto nell’aria bruta
tra pagine scritte con alito di fiamma.
La forzatura del muro fu ostinata,
e mentre ascendi gradini d’impegno
per il tuo Sud
assetato d’acqua e di giustizia,
i cocci crollano a colpi di ragione
in eco affievolita
delle onde perennemente inquiete.
Ora appollaiato sulle fronde d’alloro,
in compagnia di Artemide e di Apollo,
contempli il Sogno con sguardo irridente
e la parola empia si sveste di follia,
lascia il ramo che pende sull’abisso
di una terra che brucia il cuore antico,
mentre ti tuffi nelle chiome in fiamme
e nella mischia dell’anima col mondo
ti sorprendi a placare il turbamento
nella tua rara conchiglia di zaffiri
sollevato dal baratro infernale
sulle ali certe della donna d’oro
che nella stanza del tuo ansimare
punge la pupilla col sussurro:
Risplenderanno le radiose giornate,
caro amore,
se le colombe torneranno a ricreare

armonie con le distorte sillabe,
se sapremo nei giorni della noia.

 

 Carmelo-Aliberti-700x357  Carmelo Aliberti

 

per la rubrica SFOGLI L’AUTORE 

 monica azzurra Monica Bauletti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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