Lascia un commento

POESIE di Carmelo Aliberti

Il questo cocente fine settimana di mezza estate il Poeta ci offre alcune sue poesie perché l’ozio diventi momento di ristoro, rinfreschi le menti e nutra l’anima.

Buona lettura.

VALENTINA
Alla piccola Valentina Volpe
nel giorno del suo battesimo

Sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire:

talium est enim regnum caelorum

(Matteo, cap. XIX, v.14)

Bambina che nei dolci balbettìi
e nelle ingenue onde del sorriso
attingi rigurgiti di luce
nel lampo degli occhietti clandestini

Bambina che i venti siderali
avvilupparono nei sussulti muscolari
di un amore indicibile e di un dio
per affidarti al sogno della terra,
mentre danzi sui flutti del Giordano
con perline d’argento sulle ciglia,
trafitto dagli enigmi della mente
non ho che ideogrammi d’amore da donarti
per le stazioni sconnesse del futuro

che attendono le soste e le partenze
per raccontarti il vuoto che non sai,
resisti agli inespressi bradisismi
della storia vilipesa e violentata
della gente del tuo sangue,
resisti alle ruspe clandestine
che al rullo del vissuto
percuotono i simulacri insanguinati
del viaggio nel tempo e la memoria
e nel laser fiammeggiante dei consumi
promettono fatue ebbrezze di altri soli

Le immagini che inghirlandano il tuo volto
di miele e di sorrisi
hanno il suono dell’amore dentro l’anima
e sull’Iride dei loro cieli
non affiora come per i franchi tiratori
il termico lucore dei tesori
II
Io destato da un sogno millenario
su un prato di macerie e di emozioni
risalgo da un’Atlantide perduta
sul corpo di quest’Italia disperata
e vengo a te dal mare
nella città dei sogni e del supplizio
con insonnie di ulivi nelle mani
per riaffidarti il filo di Arianna
a custodirti l’anima
nel tunnel del dolore

ad uncinarti sui luoghi dell’esilio
e del furore
dalle impronte dei passi perduti e del frammento
III
Là sull’onda che dilaniò Ulisse
nel martirio dell’incanto – ed è la tua insidia,

inventario di visioni e di ferite
di vuoto azzurro, di angoscia e di sterminio –
troverai stormi di gabbiani
assetati di voli e d’infinito
a ricordare che la terra calpestata
è solo l’isola dei sogni e del silenzio
dove il cuore è sarcofago
di rabbia di speranze di rifiuti
mentre i leoni dormono
e impazziscono le mosche del meriggio
ad adunghiare l’anima
a ghermire con l’artificio delle labbra
il guano del giorno e del pensiero
IV
Là negli anagrammi del mistero
varianti d’alfabeti di delirio
oceani concentrici di zagare

ti avvolgeranno nel giardino del sole
a ridare chiarezza alla memoria
a liberarti dal regno degli enigmi
dei frammenti visibili e invisibili
scoprirai il dialogo indicibile
delle lusinghe dei suoni e della luce
e nella rupe tarpea ritrovata
vorrai rimanere prigioniera
nelle stanze dorate dell’amore.

MARCHESANA
(1985)

Questi anni arroventati
dal dubbio e dall’orrore
mutilati dalla mano di Caino
queste albe disperate
che bruciano bandiere
nel cuore degli aironi
in fuga dallo specchio del tuo mare
queste albe di noia e di agonia
aprono voragini di luce
nel tuo nastro flessibile di schiume
dove Eolo e Nettuno
rinserrano stormi di gabbiani
con messaggi di eterne mutazioni
e di trionfi

Qui nei giorni del buio
evaso dai confini del silenzio
scivolo nella prigione del sole
e mi sorprendo esangue di illusioni
a scavare nel tuo golfo d’oro
le sillabe perdute
sulle lingue d’asfalto insanguinate
di un tempo votato ad altri miti

Qui nelle ore del dolore
fra cielo e terra Venere mi coglie
naufrago tra anabasi di zagare
e mi inebria col miele del suo seno

Anche stasera, Marchesana,
a me cara di silenzi e di parole,
sibilano le onde del tuo mare
sulla cetra di Orfeo
e tra frastuoni di stelle e di asfodeli
Odisseo ritorna
a sciogliere in canti di sirene
enigmi d’amore e di infinito
Ora sulla conchiglia dispersa
nella discesa agli Inferi
bevo alle tue labbra luce e azzurro
e dentro i ritmi del cuore cariato
riascolto musiche e dolcezze
di un sogno, di un regno, di un altro Paradiso,
mentre ti riscopro tra orizzonte e cielo
Uomo/Poeta/Dio/Amore.

CASTROREALE, L’AZZURRO,

LA TUA STORIA
(1989)

Librata dentro spazi rarefatti
di azzurro e di infinito,

percorsa da vortici di mito
che ancora trafiggono l’inguine
di Artemisia e di Longano
nelle gole dei vicoli d’argento
dove risuona assiduo il silenzio
nella screziata conchiglia della mano,

cullata nella ciambella di colline
agghindate di pini e di viole
che inebriano con carezze di profumi
gli archi le tegole i selciati
dentro cui riaffiora alla memoria
lo stormo dei sogni dell’infanzia
schiusi nella brezza alla tua storia,

baciata nel caleidoscopio del mattino

dalle labbra di Diana Facellina
che dalle vette aguzze di Longane
si intreccia alla tua fulva trasparenza
con liane di vento e luce d’oro
in un concerto onirico di quiete,

sospesa nella calcinosa prospettiva
degli emboli di ozono e atrazina
tra i radiosi profili appesi al sole
dell’Assunta e della Candelora
dove tra fatui trapezi di ciaurrina
u Signurilongu e il fercolo d’oro
continuano nei secoli a danzare
con arcani brividi d’amore,
mentre nell’iride delle ore
un coro di favole esplode nel cuore
tra gli applausi degli uccelli
frizzanti negli ombrelli degli abeti
di S. Agostino e dell’Arena
e brandelli di laceranti esili
tornano a ricucirsi nei verdi stridi
dell’inviolata stagione degli abbagli
fioriti nella cavea aerea del Duomo
sotto la cupola azzurra della Torre
che ha scandito sul quadrante dei minuti
il fruscio delle ansie dentro i libri
le ferite dei giorni e del futuro,

ora
nelle dissonanze di sonore mutazioni
sento vibrare ancora
le tue remote voci
in letargo dentro i pori di arenaria
risonanti di canti nelle vigne

di cacce felici e di primati
e rapidi profili e Pignatara
ridisegnano lepide nell’aria
eteree figure a cesellare
pignati di creta e bumbaleddi
con il moto affabulante delle dita
del demiurgo che soffia la vita
sulla biblica costola di Adamo

chierici farisei e pubblicani
dalla Torre del Castello dai sagrati
sfidano ancora il cielo d’amaranto
bucato dallo strazio ammutolito
degli ultimi titiri in congedo
dalle tue zolle di Andes desolate
nel secolo del potere dissennato
mentre io ascolto lieve
curvo a bere nelle acque del Longano
un segreto mormorio di pace
stregato dalle lusinghe della storia
sul vuoto del sole di armonie pure
e d’anima, mentre i gabbiani
disegnano bianche geometrie
sulle spiagge di Eolo dorate
che aereo ti incornicia nel suo azzurro

una storia scandita sui perduti passi
di santi califfi artisti e cavalieri
che all’ombra del Maniero e della Croce
tra le fronde soavi dell’Acquarruggiata
e nei fervidi banchetti di cultura
sigillarono l’eroico e il sacro
di un popolo nobile e gentile
sul lungo corso del Rinascimento

quel trentuno dicembre del trentotto

qui nella fuga del giorno
gli occhi lacerati
dall’eclisse di Marx e di Cristo
nel vacuo Maresecco di Occidente
che scintilla all’angolo della Cattedrale
ancora affido ai merli della Torre
il mio concerto impavido di sogni
il mio estremo palpito d’amore

ora dalle grotte di Margi
dove l’aquila reale
aspetta ancora lo sposo Federico
straripano le ombre della sera
sul corso Umberto Primo
i cari pellegrini sfilano ancora
sospesi nell’incanto dei tramonti
a consumare gli anni
alla ricerca delle riarse impronte
i redentoristi accendono candele
silenti a immagini di marmo
i lampioni luccicano
negli zampilli argentei
di Piazza delle Aquile
dove i pesci rossi impazziscono d’amore
nel breve spazio del verde lago
gli oranti bisbigliano rosari
all’ombra senza volto delle chiese
ansiose custodi della pace
Vespero infiamma l’occhio d’Orione
che rosseggia sul presepe del Peloro
dai Cappuccini un plotone di campane
ridesta nelle viscere ardenti
della collina incantata di Criztina
un coro di pianto e di preghiera
delle recluse che inseguono il martirio
nel buio delirio della notte
e accendono la mia solitudine
con la millenaria favola di Ele.

Gennaio 1989

MAGGIO68

Maggio ‘68
nella cortina del porto
un concerto di clacson
sventolano stendardi
ringhiano slogans impazziti
in testa lacera l’aria
il fischietto della storia

Tu nella grotta della Fata Morgana
trafitto dalla vergine schiuma
d’ira e d’amore
rigeneri covate d’ideali
sull’argine vergine del mare
riesplodono i sogni sgozzati
sugli specchi degli anni favolosi
analizzi sbricioli assiomi
e nei vergini inganni
della nuova frontiera
affondi dolcemente
tra riverniciate pareti d’utopia

IL POETA TELCHINO, CARA MADRE
(1987)

Ho bruciato la mia ultima speranza
cara madre
sulle labbra del poeta telchino
che arabescava magiche parole
con il suono placido
sapore del miele

Io
ridisceso da galassie incandescenti
disertato il cocito ombelicale
per le esistenziali geometrie
scivolai nell’intenso luccichio
del residuo abbaglio antelucano

E sognai le pupille di scrittore
translucere sincere
del millantato amore
per gli irridenti schiavi
dilaganti
verso le ataviche rughe
della piovra borghese

Sognai di essere approdato
al paradiso ideologico
per il Sud ancora incaprettato
da mani abbarbicate
nel palazzo rosato

Anch’io
simile al popolo prostrato
nel muscolo sanguigno
dilaniato da voragini di pene
sentii risuonare
la dolce arpa del sogno di Platone
e con l’anima a mantice d’amore
sciolsi liane di sillabe
sulle pagine bianche del telchino

Allora abbacinato
da nuove frontiere inconsapevole
viaggiai nel mastice dei giorni
tra la schermata falsità del verde
Certo ricordo
nel guizzo della pioggia
dopo una tindaritana sera di novembre
sospesa tra l’ocra ansimante del telefono
e l’ombra polverosa degli archivi
si increspò di torbido
la translucida maschera del volto
forata dal mio ago di bellezza
e l’opaco scenario
dei trasformismi indifferenti e dei raggiri
che uccise in un attimo
il vibrante sorriso di Calliope
folgorò il monotono frastuono
della parola informe sconosciuta
nei solitari dialoghi
irridente del mio delirio umano
incarnato nel disegno sedentario
della polis sognata e della croce

Fu allora
la nebbia del mio esilio
gonfia di angosciosi mutamenti
a dissipare il nero della mente
sull’orizzonte asfittico del cuore
Fu la postrema ferita a zampillare
dopo la cronaca la storia
la tua dipartita,
eterna madre,
che ora mi seduci
dall’etere invaso dalla luce
d’argento del torrente
che arse i tuoi piedi nudi contadini
fu il riemergere della tua fatica
sullo schermo del vivere ogni giorno
nella gioia ostinata del dolore
nell’ansia del domani nei rifiuti

furono le auree risorte del tuo mito
a ricondurre le perdute impronte
sul sentiero desnudo dei poeti
riacceso di palpiti infiniti
nella pupilla della luna viola
RACCONTAMI LA FAVOLA
Raccontami la favola
degli occhi abbacinati
dalla fuga dell’acqua iridata
che vollero ghermire
segmenti di grazia surreale
al fiume del messaggio del reale

Raccontami la favola
del mito sorgivo della vita
trapunto di musica e di luce
nello sterminato concavo del nulla

Raccontami la favola
del mutevole trascorrere dei giorni
del quotidiano cammino per evadere
dagli argini fluenti del confine

Raccontami la favola
che la parola stremata rianimi
nello strazio del grido
per la sgozzata libertà

Raccontami la favola di Adamo
mentre insegue nel mare dell’ozono
l’immagine stravolta del suo dio,
o mio dolce fantasma che mi culli
mentre avanzo nei tuoi seni d’oro
sulla sabbia incandescente e sai che il sangue
dell’anima ha molti respiri

che il vento del cuore
nel precipizio della mente
soffia verso altri lidi,
mia favola che ancora trasfiguri
il perpetuo inferno
negli argini invisibili
del risognato eterno.

LE ULTIME GEMME

Le ultime gemme
luccicano sui tralci
nell’eccidio del giorno
nell’eclissi del mondo
sono i tuoi occhi di stella marina
che scintillano negli abissi della notte
sono i tuoi occhi di fata morgana

che mi accecano sul molo di Messina
nella livida stagione della diossina

DICEMBRE E’ IL MESE PIU’ CRUDELE

Dicembre è il mese più crudele
quando la neve cancella
le orme del verde sui sentieri
e il pettirosso ghiacciato
stramazza sui vetri offuscati
con l’occhio appannato dal dolore
di creatura inerme
nell’esilio lacerante dell’inverno

Resta solo la brace del camino
a riaccendere sul sentiero dei tuoi occhi
faville azzurre imperlate di nocciola
che istantanee si dileguano nel cielo
tra il trapezio diafano del fumo

Nel giardino di Via Dalla Chiesa
tra le foglie morte delle margherite
un fiore rosso occhieggia al primo sole
Elena con aereo passo sul lenzuolo
vola a strapparlo
e sorridendo me lo incolla al cuore.

LONGANE, FONTE DELLA STORIA

(ai cari amici di Rodì Milici)

Risucchiato dal vortice di Cronos
sulle orme di Ulisse e Prometèo
genuflesso sulle zolle di Solaria
ad adorare i buoi della terra
devotamente da Elios custoditi
nell’alba della rosata primavera
affondo tra il risuono di amiche voci
negli anfratti delle ciappe nei quadrati
di Pirgo di Limbia e Grassorella
schiuse alla carezza marina
di Eolo lampeggiante d’oro
e non so dove volgono le mie impronte
mentre incespico tra gli abbaglianti ruderi
di arenaria e di pensiero
non so
se l’infinito dio che io inseguo
nelle onde del cuore e della mente
abbia eletto invisibile dimora
dentro le arterie porose della pietra
o nelle vesti diafane di sole
dell’inviolata Diana Facellina
che lieta mi sorride
dalle colonne del tempio sospeso
nella cupola azzurra che ci avvolge
ignota al gruppo che procede intento
a ricomporre il disordine del tempo
avido come me di assaporare
lo zampillo segreto di una storia
sepolta nel fascino del mito
Carmelo-Aliberti-700x357  Carmelo Aliberti

Per la rubrica Sfoglia l’autore

monica azzurra

Monica Bauletti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: