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IL GIUSTO SENSO – Carmelo Aliberti – di Michele Prisco

“…la condizione tout court del poeta oggi: ch’è quella di un uomo per ricchezza interiore e sensibilità e cultura e istinto in lotta contro il mondo e il suo inarrestabile disumanizzarsi, ma convinto, al tempo stesso, della disparità della lotta, della sua disuguaglianza, al limite: della sua inutilità. Contro questo mondo (e questa società) sempre più succube o meglio sempre più protervo della propria rozzezza, e che l’ingiustizia assume a quotidiana norma di vita e della volgarità fa il suo punto di forza”,

Carmelo Aliberti, “Il giusto senso”, Club degli Autori, Firenze, pag. 112

Carmelo Aliberti, “Il giusto senso”, Club degli Autori, Firenze, pag. 112

Queste poesie di Carmelo Aliberti, il giovane poeta siciliano già pervenuto in pochi anni alla sua terza prova (ed è, diciamolo subito, la sua prova più matura e convincente), andrebbero lette non a caso, piluccando qua e là ad aperture di pagina, come di solito ci si comporta con i libri di poesia, ma dall’inizio, in progressione successiva, proprio per cogliere meglio “il giusto sensod’una poetica tutta personale e drammaticamente offerta al lettore nelle sue singole tappe come le note di un lungo diario. Ma c’è, all’inizio della seconda parte del volume

(Aliberti, “Il giusto senso”, Club degli Autori, Firenze, pag. 112), una composizione che di questo singolare diario disperato eppure giovanilmente, virilmente aperta ancora a un barlume di speranza ci da a un certo punto la chiave precisa di lettura del mondo poetico dell’autore.

Rieccoti al tavolo ingobbito

la penna confitta tra le dita di ragno

ad ammucchiare asettiche misure

dietro la grata dell’esclusione, il tuo disegno di lotta

è coda di lucertola spezzata

che delira sul catrame.

Aliberti non poteva meglio definire con più straziante e straziata angoscia e insieme, con più suadente suggestione, la sua condizione di poeta e, farne, la condizione tout court del poeta oggi: ch’è quella di un uomo per ricchezza interiore e sensibilità e cultura e istinto in lotta contro il mondo e il suo inarrestabile disumanizzarsi, ma convinto, al tempo stesso, della disparità della lotta, della sua disuguaglianza, al limite: della sua inutilità.Contro questo mondo (e questa società) sempre più succube o meglio sempre più protervo della propria rozzezza, e che l’ingiustizia assume a quotidiana norma di vita e della volgarità fa il suo punto di forza, e va avanti spietato e indifferente, alla voce del poeta non resterebbe altra soluzione se non quella di ripiegare elegiacamente sul rimpianto di perduti valori o, come l’alternativa, quella di prorompere nel grido di protesta. Per sé, Aliberti ha scelto la protesta: non perché o non solamente perché giovane, ma perché non vuole arrendersi, perché, fin quando gli è possibile, intende testimoniare con la propria voce la sua ribellione a un mondo grondante ingiustizia, anche se in un momento di meditazione, o di stanchezza, ha piena consapevolezza che il suo disegno di lottaè coda di lucertola spezzata / che delira sul catrame”. Sono nate così queste poesie singolarmente veementi e brucianti, colme d’una rabbia che è prima di tutto rifiuto e poi sdegno e poi canto di dolore: e ci rimandano di una terrala Sicilia, il Sud non l’immagine più accattivante e convenzionale della felicità del clima e della sontuosità della natura o della ricchezza umana, ma proprio i risvolti drammatici e magari polemici ma certamente veri e autentici d’una situazione sociale che è prima di tutto, situazione esistenziale. Si capisce come un tal genere di poesia comporti di per sé certi pericoli ai quali lo stesso Aliberti ogni tanto cede: e sono i pericoli che il verso si faccia a volte troppo gridato o troppo ritratto, ma sono pericoli che una simile impostazione deve pur correre e l’Aliberti, anche quando involontariamente vi si abbandona (e direi che vi si abbandona non tanto per un mancato controllo dei suoi mezzi espressivi, quanto piuttosto per una pienezza di furore), sempre se ne riscatta per la forza e la verità del suo impegno morale e sempre trova, in un’immagine e in un’espressione improvvisa che lampeggia a mezzo della sua passionalità ferita, la felicità del poeta toccato dalla grazia della sua stessa vocazione. Auguriamoci perciò, auguriamogli, ch’egli possa portare sempre, nella sua vita e nel suo lavoro, questa forza incontaminata che è la condizione primaria del suo canto e racchiude in se stessa la sua giustificazione poetica, insieme, il suo empito lirico.

prisco

Michele Prisco

monica azzurra  per la rubrica SFOGLI L’AUTORE 

  Monica Bauletti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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