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FINCHE’ IL NONNO C’E’…

È domenica mattina. Mia mamma sonnecchia serena semidistesa sulla sua poltrona sdraio.
Accendo la TV. Se voglio rompere il silenzio della campagna nel dì di festa, quando mamma si perde nel sonno e non c’è più nessuno ad ascoltare i miei monologhi, non mi resta che cercare un’emittente che trasmetta musica e impegnare il tempo leggendo fin che vien l’ora di pranzo.
Faccio zapping per un po’ e mi fermo su Rai Storia. Ma sì, dai!, leggo dopo. Vediamo che cosa dicono.
La domanda è: «Perché una vicenda privata diventa così attraente dal punto di vista mediatico?».
Già! Le notizie di liti che sfociano in omicidi, femminicidi, delitti passionali; tutto ciò che si consuma tra le pareti domestiche, ogni evento che porta in se un po’ di mistero lasciando spazio alla fantasia e alle supposizioni più raccapriccianti, diventa attraente. Così tutti vogliono sapere per poi poter dire.
Ciò che più ci affascina è, in una parola, “la CRONACA”.
Il programma è TV TALK ore 9, il servizio che mi cattura è di Giulia Sodi e Giorgia Domeniconi:

http://http://www.media.rai.it/embed/cronaca-nera-e-tv-«un-messaggio-feroce-che-risveglia-le-menti»/30323/default.aspx

C’è Philippe Daverio che fa una sua personale riflessione sul fascino della cronaca:
“La cronaca vien da mondi lontani dei quali in realtà sappiamo pochissimo. Affonda il Titanic, ci raccontano una cosa di un mondo lontano e che leggono tante persone che non sono mai state su un transatlantico neppure e si mescolano le atmosfere. Viviamo, in realtà, un’epoca bizzarra perché per far giungere il messaggio il più lontano possibile dev’essere semplificato molto e diventare parodiaco talvolta. E come mai questo meccanismo avviene attorno allo schermo televisivo domestico? Per un motivo molto semplice, il momento nel quale la famiglia si riunisce non più attorno al focolare e al camino acceso, ma davanti al televisore acceso. La calma è totale l’apparato digerente sta funzionando alla perfezione, la tendenza naturale sarebbe la sonnolenza, solo un messaggio feroce risveglia le menti”.
Ha proprio ragione in buon Daverio. Quello che rattrista è che ci vogliano messaggi “feroci” per catturare l’attenzione dello spettatore. Ma la causa è davvero la digestione lenta oppure si tratta di assuefazione? Siamo sicuri che sia l’apparato digerente a essere diventato pigro? O è stanchezza la nostra? Troppi stimoli ci distraggono oppure è lo scoramento che induce a diffidare dalle tante parole che non trovano un riscontro tangibile?
Beh! Un omicidio, un massacro, una strage è molto tangibile. È antico l’eco della violenza. La ferocia è un istinto primordiale che viaggia di generazione in generazione comodamente alloggiato nel DNA.
Daverio dice: “La cronaca vien da mondi lontani dei quali in realtà sappiamo pochissimo”. Allora proviamo a risalire un po’ la china della nostra memoria, almeno fino ai “mondi” più vicini dei quali qualcosa sappiamo e proviamo ad analizzare la suggestiva evoluzione dei momenti più intimi della famiglia. Gustiamo le atmosfere nostalgiche che possiamo rievocare.
Frugo tra i miei ricordi e sento la voce di mia mamma che replica gli echi dei racconti di mia nonna che richiamano atmosfere dolci e allegre delle serate invernali trascorse nelle stalle a fare filò. Diceva mia mamma che nelle campagne, di sera, dopo cena e dopo aver messo a letto i più piccoli, i grandi si riunivano nelle stalle e andavano a fare filò. Ma che coso vuol dire fare filò?
Questo termine mi rievoca il calore e l’armonia di serate passate nel tepore degli ambienti condivisi con la natura circondati da tutti beni certi e tangibili della ricchezza famigliare, così immagino una stalla con le mucche che giacciono sui loro letti appena rifatti con la paglia fresca, immagino le galline che sonnecchiano appollaiate sugli scaloni, le cassette di mele e altri prodotti della terra appesi alle pareti a maturare, l’immancabile treccia di aglio. Rivedo il nonno nel suo elegante gilè, seduto sulla sedia preferita che tiene stretto con ambe due le mani il suo bastone tra le gambe mentre sonnecchia, un po’ curvo abbassando lentamente la testa. Accanto a lui un tavolino addossato alla parete con l’ultimo bicchiere che conserva la traccia del cerchietto violaceo sul fondo, e la brocca appena riempita dal vino spillato dalla botte buona. Gli uomini a fumare e a discutere sul tempo che farà: “chissà che piova”, “speriam che nevichi”, “la vigna soffrirà”….
Le donne a far filò: filar la lana, ma non solo; intrecciare cesti, lavorare a maglia e uncinetto, a riparar calzini. Scambiarsi confidenze, le notizie dal paese, gli avvenimenti del giorno. Le novità viaggiavano così di bocca in bocca, da orecchia a orecchia. E si parlava del fidanzamento del figlio della comare, delle frequenti, troppo frequenti, visite del curato che portava conforto alla vedova rimasta sola anzitempo. Del matrimonio frettoloso della figlia del vicino. Della strana scomparsa della vicina morta di un colpo e già rimpiazzata dall’amante del marito. Malignità di ogni tipo, sospetti più o meno fondati, insomma il gossip dell’epoca.
Così tra l’intreccio di spago per fare una corda e il rammendo del mutandone di lana, tra la toppa al maglione e il rinforzo dei bottoni della patta le donne spettegolavano e si scambiavano le notizie del vicinato alla luce delle candele e delle lampade a petrolio. Nessun ricordo riporta la puzza, la fame, il dolore per i geloni ai piedi. I vecchi non riportano le brutture della miseria.
Nei centri lontani dalle campagne, le famiglie si raccoglievano attorno al camino e le chiacchiere erano le stesse. Il gossip era un tema dominante. Non c’era gusto a stare insieme se non c’era un pettegolezzo a catturare l’attenzione dei presenti.
Ci dice il buon Daverio che il tempo ha spento i caminetti e ha acceso le TV. È successo proprio questo e anche di più. Il progresso ha introdotto il riscaldamento centralizzato, il caminetto è diventato un complemento d’arredo e nei salotti è comparsa la scatola col tubo catodico. Le famiglie si raccoglievano a casa di chi per primo ne aveva una.
Mia mamma mi diceva che quando io ancora non c’ero, lei e mio padre con mia sorella e mio fratello più grande alcune sere la settimana andavano da mia nonna nel paese vicino a veder le trasmissioni che programmavano a quel tempo in TV. Poi tutti poterono averne una a casa propria, bella, grande, imponente in bianco e nero. Occupava un angolo del soggiorno, troneggiava sul suo mobiletto fatto su misura e si accendeva solo di sera. Le trasmissioni iniziavano col telegiornale, per noi bambini era un momento noioso, non si poteva parlare e tutti dovevano stare zitti, però poi veniva il Carosello. Io aspettavo sempre di vedere Calimero, Caballero e Carmensita, il gigante amico con il condor.

I messaggi che accompagnavano i prodotti erano sempre positivi e condensavano le buone intenzioni. Da allora i tempi delle trasmissioni si sono molto allungati e coprono le 24ore, le emittenti si sono riprodotte come pulci. Dal tubo al Led, dall’analogico al digitale e via con l’On Demand. Nessuno si raccogli più davanti a niente. I più fortunati si ritrovano ancora a cena perché l’ora di pranzo non coincide mai. A cena si guarda ancora la TV, spesso si litiga per il dominio del telecomando altre volte si mangia chattando su what’s up. Il rapporto con il Led è solitario passivo o attivo che sia. L’offerta è varia e tutti i gusti sono soddisfatti.
Oggi c’è anche l’alternativa dei social network per contatti virtuali, veri o falsi, costruttivi o distruttivi, comunque mai noiosi e sempre eccitanti, dove anche la ferocia verbale trova il suo sfogo in chat di gruppi. Così che, soli in stanze senza pareti, dove un soffitto viola c’è ancora, si fa gossip davanti al led collegati a internet.
Caro e buon Daverio anche la tv sta subendo la sorte del caminetto, ma per fortuna c’è sempre lui, il nonno, a ricordare che anche se il tempo passa il progresso non cambia la natura umana. Già, c’è sempre un nonno a sonnecchiare sulla sua sedia preferita, non avrà più il panciotto della festa, non avrà più il baffetto da sparviero, ma la posa è sempre uguale e il capo scende piano piano. Allora nonno caro, russa sempre più che puoi, chissà che il suono del tuo respiro ricordi anche a questa generazione che c’è ancora vita vera seduta accanto e che la vita virtuale non chiede calore, ma riempie le stanze solo di silenzi e desolazione.

0c932d5777f56a089aadb5621d892759  Monica Bauletti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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