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IL CIRCOLO DI SWENDEBORG di Carlo Sgorlon – Mondadori 2010 pubblicazione postuma.

“il testamento segreto del suo quotidiano ricercare … gli imperativi categorici dell’io”

Carlo Sgorlon Mondadori, 2010 - 294 pagine

Carlo Sgorlon
Mondadori, 2010 – 294 pagine

“Il Circolo di Swendeborg” è il romanzo postumo di Sgorlon (Mondadori, 1910), alcuni mesi dopo la scomparsa dello scrittore, forse prima segregato nel cassetto della scrivania, come il testamento segreto del suo quotidiano ricercare e perfezionare assiduamente i contenuti della sua ricerca reale e culturale, con cui sigillare con solida certezza gli imperativi categorici dell’io, sempre teso clandestinamente sotto la maschera dei personaggi, spesso agenti come investigatori invisibili nel labirinto del mistero esistenziale, sempre coperto dai veli impenetrabili della dimensione narrativa.

Lo scrittore utilizzò numerose operazioni di trasfigurazioni operative, ora nell’avvolgimento fiabesco, ora in un alone mitico e mistico, ora nella religione del lavoro supinamente affrontato, ora con cristiana accettazione del “male di vivere”, ora con umile rassegnazione dell’espiazione di una colpa non commessa, recependo sempre con nobile dignità dell’anima, l’ assegnazione del ruolo che egli affidava ai suoi personaggi, spesso umili, di esplorazione dell’invisibile anche con tecniche e riti magici e surreali o attraverso viaggi epici verso terre sconosciute, con l’obiettivo dell’evangelizzazioni di popoli “selvaggi” e con la successiva scoperta della indefinibile vastità del mondo e delle indicibili bellezze inimmaginate.

Tutti i romanzi di Sgorlon denudano realtà inspiegabili, coperti da “Veli di Maya” del nostro tempo, falsato da tecniche scientifiche e tecnologiche che, in vista di lauti guadagni, hanno imperversato sulle radici dei valori umani , sempre identificativi di un ideale modello di esistenza, radicata sul sentimento dell’amicizia, della solidarietà, di una giustizia umana, del rispetto e dell’affetto reciproco, sentendosi fibre omogenee dell’universo e fratelli nella comune origine di fragili creature, bisognose di abbracciarsi per resistere leopardianamente alla crudeltà del destino e per affrontare con maggiore conforto le trappole e gli inganni del buio gnoseologico che offusca angosciosamente alle creature umane una scheggia di luce e di azzurro del cielo per poter voltare pagina su altre realtà. In qualsiasi spazio di realtà l’uomo operi viene sempre tartassato dalle ben affilate lame del dubbio escatologico, si trova impotente di fronte al “montaliano muro” che ha in alto “cocci aguzzi di bottiglia” che implacabilmente lo condannano alla sconfitta. Ne deriva una condizione interiore di irreversibile disfatta, che imprigionano l’essere umano in una perenne dimensione di afflizione che conduce alla demenza o ad una delirante nevrosi che tronca brutalmente ogni slancio di sopravvivenza per il nulla, l’insignificanza e l’inutilità che annienta ogni creatura, svuotando di ogni frammento di significato il valore della presenza umana sulla scorza terrestre.

carlo sgorlonSgorlon si è sempre impegnato, con invenzioni affabulanti o con chimeriche storie di imprese epiche o con scelte o orchestrazioni di trame, ramificate in rivoli di realtà immaginarie o di strutturazioni fantasmagoriche o di registrazione di eventi minimi di gente umile o girovaga senza patria o alla ricerca della sopravvivenza in una terra promessa, a sottrarre all’insensatezza del mondo, alle aride cristallizzazioni di arroganze illuministiche, agli iconoclasti estremismi degli autori maledetti, con gli effimeri piaceri che bruciano nelle fiamme dell’eros e di artificiosi rapporti carnali, la spiritualità della comunicazione fisica, declassata a puro atto zoologico, e della vita a inconsapevole attività faunistica e prende costantemente coraggiose posizioni contro il coro servile di tanti critici prezzolati che “gridano al capolavoro” al miscuglio di situazioni amorfe, create abilmente nel laboratorio editoriale, per poter accumulare lauti guadagni, ma decretando, in tal modo, la morte dell’elevata, sublime e catartica incidenza nel indispensabile attività creativa, che è una prerogativa divina donata all’umanità. Lo scrittore friulano rifiutò di lasciarsi sedurre dalle sirene della mercificazione, né accettò di osannare il romanzo neoborghese. Le sue convinzioni estetiche tendono sempre a squarciare un lembo di certezza al nostro tormentato viaggio terrestre. Perciò, in una parvenza di cornice e di gestualità conformistica, i personaggi, operanti spontaneamente in pellegrinaggio continuo verso altre terre, da dove sono state coattamente sradicate, come il popolo friulano, la gente istriana, i destini dolorosi dei cosacchi, in realtà si rivelano un provocatorio dissenso verso ogni forma di conformismo. Giustamente, la critica ha definito Sgorlon come “Il Gigante della letteratura”, perciò , consapevole del proprio ruolo, lo scrittore non è un tradizionalista o un compassato conservatore, continuando ad inventare personaggi, che sembrano maschere della storia, avvolte in un alone mitico e fiabesco, e a rivestire d’incanto le trame esistenziali, in attesa delle epifanie archetipiche, da cui sgorgano altri archetipici personaggi che reinventano un nuovo senso alla vita, con rivestimenti favolosi e mistici.

Con “il Circolo di Swendenborg”, Sgorlon conclude il suo itinerario narrativo, poetico e filosofico, sempre gravido di valenze metaforiche di ideali e valori di una civiltà defunta, un tempo affollata di personaggi, corifei dell’urgenza di una vita semplice e felice, riuscendo a custodire limpidamente la elevata funzione della letteratura nella nobile azione di elevazione etica e spirituale e riconciliare l’uomo con l’esistenza e la ossessiva ricerca di dissipazione della verità e del mistero. Il romanzo postumo di Sgorlon non è una narrazione evasiva verso i pascoli della più sfrenata fantasia, ma evidenzia, come il disvelamento di un messaggio a lungo elaborato all’insegna dell’anticonformismo e, perciò, nitidamente progressista, mettendo a nudo i suoi personaggi e le loro meditazioni e imprimendo agli avvenimenti narrati la dimostrazione di un teorema teosofico ed ermeneutico ed in maniera imprevedibilmente eterodossa. La materia, prima ritenuta un omogeneo intreccio di energie, da cui si sprigiona il movimento evolutivo e la vita, ora ritiene che la materia non esista, è solo un’illusione dei sensi incapaci di cogliere “influssi, magnetismi, preveggenza, campi gravitazionali, particelle, elettroni, fotoni, ectoplasmi, visioni, profezie, coincidenze magiche”. L’Universo anche ora è misterioso e impenetrabile, per cui il protagonista può autodefinirsi “acosmico”, cioè non credente più nel cosmo. Tale concezione antimoderna è surrogata dal secondo principio della Termodinamica; la materia non può essere eterna, perché altrimenti gli astri avrebbero già raggiunto la stessa temperatura e il mondo sarebbe “termicamente morto”.

Emblematicamente “Il Circolo” è rappresentativo di un gruppo di ricercatori che confrontano gli esiti delle loro ricognizioni intellettuali sui tre quesiti fondamentali che assillano eternamente l’uomo sul piano ontologico, escatologico, teologico-metafisico, in termini semplici , sulle origini, sulle ragioni della presenza umana nel cosmo e le motivazioni delle sue scelte tra il Bene e il Male, sull’esplicazione dell’esistenza reale o immaginaria, degli archetipi, sulla destinazione finale del cammino umano nel tempo terrestre.

“Il Circolo” è rappresentativo di un gruppo di intellettuali che confrontano gli esiti delle loro investigazioni sull’origine dell’universo e delle varie forme di vita, sulle ragioni della presenza umana sul nostro pianeta, delle diverse specie animate e inanimate, sulle motivazioni delle scelte tra il Bene e il Male e sul perché della loro esistenza, sulle ipotesi dell’esistenza di energie vitali da cui è generata ogni tipologia di vita, sulla destinazione finale del cammino dell’uomo nel tempo. Sono gli eterni interrogativi che hanno sempre assillato gli uomini e a cui il gruppo di scienziati, alter-ego emblematici di ogni ricerca razionale e, particolarmente dello scrittore che, con diverse mascherature, ha condotto indagini, non dogmatiche, ma razionali e ultrailluministiche, per renderne agevole agli uomini un loro autonomo percorso. Protagonista e guida dei ricercatori è Ermete Lunati Eudokios, uno scienziato naturalista svedese, convertito al misticismo, alla chiaroveggenza, che combatte contro le affermazioni e le negazioni degli ideologi del dilagante materialismo.

La trama non ha uno sviluppo orizzontale teso ad un concreto explicit esegetico, ma si avvita verticalmente su se stessa, evidenziando il tentativo dello scrittore-Ermete di squarciare i veli del buio gnoseologico e di collocarsi al centro del palcoscenico per poter parlare direttamente al pubblico (espediente scenico della tecnica epifanica del teatro pirandelliano) e strappare la maschera ai suoi personaggi e mostrarli agli spettatori nella loro nudità spirituale. Ora i diversi percorsi si assemblano in una conclusione astratta, perché la loro ricognizione non è approdata a nessuna certezza tangibile e visibile. Perciò, alla scena finale, lo scrittore assegna il ruolo di “deus ex machina”, che lascia in eredità al pubblico (e perciò all’intera umanità) l’immagine del “folle volo” , simile a quello dell’Ulisse dantesco compiuto per “seguir virtude e canoscenza”, nella raffigurazione della Terra “come un’astronave apparentemente immensa e realisticamente piccolissima di fronte all’immensità dell’Universo, che vola a 100 mila Km orari, dentro lo spazio sconfinato. Diretta verso uno spazio non conosciuto”.

Sgorlon fu sempre coerente con l’insegnamento del grande poeta fiorentino che compì l’eroico viaggio nell’oltretomba, per acquisire consapevolezza delle tragiche conseguenze di una dissacrante condotta di vita e assetato di conoscenza del mistero divino disvelato fideisticamente. Sgorlon, invece, dopo aver percorso molti sentieri alla ricerca di un frammento di verità sul conto della vita, riesce solo ad approdare a temporanee conquiste e, pressato dalla esigenza di acquisire certezze assolute, indica la prosecuzione delle peregrinazioni umane nell’insondabilità dell’assoluto, a cui l’uomo tenderà all’infinito.

L’esplorazione nel pianeta della conoscenza assoluta, affiderà allo scrittore gli strumenti affilatissimi della narrativa, per poter captare nel modello di vita degli umili e dei semplici quotidianamente in preghiera silenziosa presso l’altare del lavoro, della solidarietà, dell’amicizia, della equità, della pace e dall’amore tra i popoli.

La lezione narrativa, iniziata da posizioni post-veriste, avanza con tecniche e con investiture precise di orientamento e di indagine negli intricati labirinti del buio gnoseologico, evidenziando le temporanee stazioni di approdo, in una catena sospesa nel tempo infinito del sapere.

carmelo  Carmelo Aliberti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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