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E IL ROMANZO STORICO

CHRONICAE 2015 – Festival Internazionale del Romanzo Storico”
A cura dell’Associazione Culturale Sugarpulp 
organizzato insieme al Comune di Piove di Sacco (Padova)

Dopo tanta narrativa ritorno a una delle mie passioni: il romanzo storico.

by Monica Bauletti

by Monica Bauletti

Con la trilogia di Valerio Massimo Manfredi: Alexandros – edito da Oscar Mondadori, mi reco a Pella nel regno di Filippo II re Macedone, padre di Alessandro Magno (365 a. C. 323 a. C.) e Filippo III di Macedonia. Partendo dall’antica Grecia (dal bucefaloregno di Macedonia), intraprendo un viaggio meraviglioso. Seguo lo scalpitio degli zoccoli dell’indomito Bucefalo (il cavallo di Alessandro Magno), fino allo spegnersi dell’eco sulle sponde dell’affluente dell’Indo, dove il portentoso destriero cade valorosamente come il più coraggioso dei compagni del re, durante la battaglia dell’Indaspe, (antico nome del fiume Jhelum), sconfiggendo il re indiano Poros. “Gli fece costruire una tomba di pietra e fondò una città in suo onore, chiamandola Alessandria Bucefala” (odierna Jhelum).

Persona carismatica l’autore: Valerio Massimo Manfredi. Personaggio meraviglioso: Alessandro Magno. Argomento complesso: il Romanzo Storico. L’insieme è risultato assai affascinante.
Lo stile narrativo e il linguaggio calcolato introduce perfettamente nelle atmosfere dell’epoca. Le descrizioni particolareggiate dello scorrere della vita castrense, che intervallano e introducono le epocali battaglie caricano di nuovi significati il senso di tanta determinazione e caparbietà, che ha guidato le imprese di uno stratega intelligente, attento e deduttivo, “programmato” dal padre per essere un re e convinto di essere un dio dalle allucinazioni della madre.
L’autore narra le gesta di Alessandro Magno, ripercorrendo le tappe delle sue conquiste, documentate da testimonianze e ricerche, nonché dallo studio dei reperti. Senza spogliare l’eroe dalla sua aurea divina, Manfredi apre il mantello che risplende della fama, per mostrarci l’uomo in carne e ossa, ma soprattutto il cuore che si cela sotto le armature scintillanti che rivestono i miti. Impariamo ad amare un giovinetto, che fa sue le ambizioni dei miti antichi e porta il peso delle aspettative di un popolo guerriero. Strappato dagli affetti di bambino, trascorrerà la fanciullezza affidato alle cure di Aristotele, perché ne forgi il carattere e ne infonda il sapere. Alèxandros inizia a coltivare legami indissolubili con amici fedelissimi, generando attorno a se una sfera affettiva che lo seguirà fino alla morte: Leptine, figura femminile silenziosa e devota che gli dedica l’esistenza prendendosi cura di lui incondizionatamente; Efestione, il migliore amico che gli giura eterna fedeltà; Peritas, il cane che muore nel tentativo di salvare il suo padrone; Bucefalo inseparabile cavallo; e la “Torma di Alessandro”: i sei amici, compagni di giochi e di studi che fedeli al pegno di fedeltà lo seguiranno fino in capo al mondo: Tolomeo, Perdicca, Leonnato, Cratero, Lisimacco e Seleuco.
Con questa trilogia Valerio Massimo Manfredi ci consegna l’uomo che invece la storia ci presenta come un dio.
Questa bellissima opera mi offre un ottimo punto di partenza per cercare di capire che cos’è un romanzo storico e che cosa ci propone l’autore di romanzi storici.
È questo uno dei temi del primo festival del Romanzo storico tenutosi a Piove di Sacco lo scorso aprile (16-19 aprile 2015), conclusosi con l’intervento di Valerio Massimo Manfredi, ed è sempre questo uno degli argomenti sviluppati durante la serata. Valerio Massimo Manfredi ha offerto alla platea, presente al teatro Filarmonico, una amabile e istruttiva conversazione, rapendo il pubblico con la sua capacità comunicativa e una smisurata conoscenza della materia.
Riporto le trascrizioni di alcuni brani della chiacchierata di Manfredi, che prendo a spunto per capire che cosa può nascondersi negli spazi bianchi, tra le righe del romanzo storico e scopro perché è così affascinante imparare a conoscere la storia attraverso il romanzo.
Alla domanda del Moderatore: “Quale differenza corre tra esperienza narrativa ed esperienza storica?”

La risposta di Valerio Massimo Manfredi è la seguente:

“La storia è il tentativo di costruire una memoria comune dell’intera umanità avvicinandosi più che si può a una possibile verità pur sapendo che questo è infattibile, perché la verità è un concetto astratto. La ricerca di una possibile verità è un cantiere universale, planetario, costantemente aperto, che funziona 24 ore su 24, perché in ogni parte del mondo in ogni momento c’è qualcuno che sta facendo ricerca, studia un reperto e cerca di avvicinarsi alla “possibile verità” pur sapendo che non la raggiungerà mai. È come voler arrivare all’orizzonte che, per effetto della rotondità della terra, diventa impossibile. È stato però elaborato un metodo scientifico, che consiste in una serie di adempimenti in base ai quali noi possiamo essere ragionevolmente sicuri di aver raggiunto un punto quanto più possibile vicino a una possibile verità. Si tratta di una metodologia rigorosissima creata da Trucide nel V secolo a.C.: “Lasciate perdere le storie dei poeti che il loro scopo è quello di dilettare e intrattenere il pubblico, invece quello che dico io è un patrimonio per l’eternità perché tutto quello che racconto io è vero, perché o l’ho visto di persona o perché me l’ha detto un testimone degno di fede e come storico io stabilisco che il testimone è degno di fede”. Questa è la responsabilità dello storico.
La narrazione invece ha lo scopo di intrattenere e raccontare un accaduto che può non essere accaduto, ma che ci permette di viaggiare nello spazio e nel tempo, ci affascina e ci fa sognare portandoci in altre epoche, altri luoghi e altre dimensioni, permettendoci di provare emozioni. Quindi la memoria è indispensabile per vivere ma è altrettanto indispensabile provare emozioni”.

La memoria storica, così come ce la consegnano gli studiosi, è parte integrante del presente che sostiene l’attuale civiltà. Senza le conoscenze acquisite nel passato, non potremmo godere del presente e non ci sarebbe possibile pensare a un ipotetico futuro.
Seguendo la linea del tempo in un viaggio immaginario, anteponendo un piede avanti l’altro, non si potrebbe mai pensare a un punto di arrivo, se non fosse chiaro il punto di partenza. Conoscendo la strada percorsa e forte delle esperienze accumulate nel tempo, la mente umana può permettersi di concepire futuri traguardi.
Lo storico spazia sulla linea temporale e disegna con ragionevole sicurezza una possibile verità, attraverso l’interpretazione e lo studio delle testimonianze e dei reperti.
Il narratore, l’autore del romanzo storico, racconta un accaduto, interpretando la possibile verità storica, arricchendola di eventi plausibili che, inventati e frutto della fantasia, trovano fondamento nella ragionevole verità consegnata dallo storico.
Valerio Massimo Manfredi è un grande narratore. Nella trilogia di Alèxander ha donato spessore alle immagini, ai ritratti, alle mappe appiattite sui libri e così pure ai documenti fatti di date e luoghi. Ha sfumato le intonazioni del linguaggio e ha marcato i contorni dei personaggi dai nomi altisonanti, donando loro profondità e facendoli emergere, per farceli vedere mentre si muovono sul foglio stampato della sua opera, rendendoli vivi, più presenti e annullando il tempo che li ha collocati lontano da noi. Ci ha concesso di toccare con mano la grandiosità di un filosofo come Aristotele, la potenza creativa di Lisippo, il tratto pittorico di Apelle e tantissimi eroi che hanno contribuito a rendere grande il re di un impero, che si sviluppò dall’Egitto all’Asia Minore, attraversando i territori che oggi si chiamano Afghanistan, Pakistan ed India, per arrivare al confine con la Cina. Nella sua trilogia Valerio Massimo Manfredi ha vestito i personaggi di un’anima, mettendo in luce una umanità completa di pregi e difetti, forza e debolezza, onori e meschinità, fede e infedeltà, insomma tutte quelle componenti dell’animo che sono eterne e che si replicano in ogni nuova vita senza cambiare mai.
Se il lento e veloce progredire delle civiltà può modificare gli usi e i costumi, le abitudini, le mentalità dei popoli, se può arrivare ad alterare il concetto di tempo e di spazio, tuttavia non riesce a cambiare la natura umana. Il passato è una scuola sempre aperta, dove imparare, perché anche se l’uomo si veste di nuovi indumenti, l’indole non cambia e tramanda il suo carico di pregi e difetti. Come una matrice, un’impronta che pur modificando l’aspetto con il lavorio dell’erosione operata dal tempo, mantiene costanti i sentimenti che vanno oltre le necessità biologiche e che rendono l’uomo l’essere vivente superiore quale è.
L’amore rimane il miraggio perseguito con la costanza che non muta col passare dei secoli e così pure il potere, l’onore, la passione, contrapposti all’odio, al tradimento, ai fallimenti e così via.
Questa immutabilità dell’uomo nell’essere umano, diventa un punto di riferimento importante perché ci permette di rapportare il passato al presente, trovando episodi paragonabili a situazioni attuali, così da poter scegliere evitando di commettere errori già commessi e trovando soluzioni riprese da esperienze collaudate.
Aléxander ha preso spunto dalle esperienze dei suoi miti antichi per progettare le campagne belliche. Valerio Massimo Manfredi nella sua opera descrive un re intelligente e colto, che legge costantemente i classici alla ricerca di risposte alle innumerevoli incognite che affronta durante la corsa alla conquista della Persia. Anche noi, civiltà moderna, facciamo spesso ricorso ai miti per spiegare fatti quotidiani. La psicologia moderna si appella ai miti greci per elaborare teorie psicoanalitiche, dall’inflazionato “complesso di Edipo” al più recente “complesso di Telemaco”.
Tutto fa storia. Tutto produce eventi. Alla domanda, che non si poteva non fare a chi si occupa anche di archeologia, in riferimento agli ultimi fatti di cronaca, con lo scempio di opere d’arte per mano di fanatici senza alcun rispetto per la vita umana, con barbari assassini di persone innocenti e con la distruzione di tutto ciò che appartiene alla memoria, Manfredi risponde così:

Valerio Massimo Manfredi: “Nessuna opera d’arte di architettura può sopravvivere alla civiltà che l’ha creata…La memoria va perduta… Cola di Rienzo al grido di “viva lo populo”, esorta i Romani a riprendere la propria dignità, lui crea enormi tabelloni in campidoglio con rappresentate le grandi gesta e le grandi battaglie della Roma antica per far capire agli analfabeti che cosa era successo prima e restituirgli l’orgoglio e la dignità di tutto questo… Petrarca scrive la canzone all’Italia. Poi sotto la cenere c’è sempre la brace e basta un soffio potente come quello di un Petrarca di un Alighieri per far risorgere la memoria. Purtroppo però non è vero neanche questo cioè non è vero che il monumento sopravvissuto alla fine della propria civiltà può durare. No perché ne abbiamo le prove in questi giorni, quei monumenti, quella piramide, quei rilievi che io ho visto uscire dal terreno mentre ero lì, quei grandi pannelli con quelle figure alate con quelle bardhe, li ho visti uscire ancora con i loro colori originali nel 1985. E non è bastato che siano stati scavati, studiati, restaurati, messi nei musei o ricostruiti e rimessi assieme. Sono arrivati questi pazzi fanatici e hanno distrutto tutto… Se noi non conserviamo la memoria perdiamo tutto… noi continuiamo a restaurare i monumenti a fare della manutenzione a stuccarli a ricomporli… le case pompeiane che sono state ricoperte e che hanno un tetto hanno salvato i loro corredi, i loro affreschi, i loro arredi, le loro porte, le loro finestre, le loro fontane. Quelle invece che il purismo ha voluto che rimanessero come sono state trovate, poi non lo rimangono come sono state trovate, perché si rompono, si gonfiano, scoppiano, crollano, le pitture murali vengono dilavate, tutto questo viene sacrificato a una teoria estetica”.

Nessuna opera può durare se non si interviene con opere e restauri che permettano la loro conservazione. Da sempre le opere subiscono interventi di manutenzione e per ogni epoca si può riconoscere l’intervento operato, ma allora l’intervento non acquisisce esso stesso valore storico? Ricostruire un palazzo dopo un bombardamento, dopo un incendio, dopo un terremoto, non lo carica di nuovi significati? L’evento che ne ha causato la distruzione è esso stesso evento storico, che segna un’epoca e che va a far parte della memoria. Lo stesso Alessandro Magno incendia il palazzo di Persepoli e diventa memoria l’interpretazione dei motivi di quell’ordine. Molto bella l’interpretazione e la descrizione dell’episodio narrata da Valerio Massimo Manfredi nella trilogia. Di fatto Alessandro ovunque vada provvede a far realizzare opere di ammodernamento delle città, lasciando tracce della civiltà greca lungo tutto il suo cammino. Probabilmente i puristi del tempo avranno gridato “orrore” nel vedere mescolati stili diversi a rovinare l’architettura originaria dei luoghi.
Al contempo però con l’azione conservativa c’è il rischio che l’originalità ne risulti alterata al punto da perderne la purezza originale. Varie correnti di pensiero si scontrano in merito a ciò che è giusto o sbagliato fare per conservare i patrimoni. Tuttavia è indispensabile agire per proteggere quel che resta della memoria. Alla fine qualsiasi cosa succeda traccia un percorso e diventa storia. Anche le azioni distruttive per opera della natura o dell’uomo, diventano testimoni di un periodo e possono deviare il corso degli eventi in modo imprevedibile.

Valerio Massimo Manfredi: “Io sono convinto che la storia sia per l’80% caotica… La componente caotica è enorme… se noi ci guardiamo intorno nulla si può spiegare. Perché ci sono dei pazzi che decapitano la gente?, la bruciano viva?, oppure fanno a pezzi dei patrimoni inestimabili che sono patrimoni di tutta l’umanità?, di fatto è inspiegabile. Se noi andiamo anche a esplorare a interrogare a sviscerare, come va a finire alla fine? Che abbiamo trovato le cause? No, non le abbiano trovate. Quindi è un tentativo sempre il nostro, quello di comprendere. La narrazione invece ha come scopo di darci emozioni e come ho detto, se nessuno può vivere senza memoria, quindi la storia è indispensabile, nessuno nemmeno può vivere senza emozioni… La storia non è stata fatta da attente riflessioni e da meditazioni accurate, è stata fatta da passioni violente per il denaro, per il sesso, per il potere. E’ questo che ha creato il magma sanguinoso che è la storia e quindi alla fine, il canto epico nasce da quando l’uomo ha avuto la possibilità di articolare dei suoni, delle parole che gli altri comprendessero. La nostra vita non ci basta mai, noi abbiamo una mente che è molto più grande della nostra vita e quindi abbiamo la necessità di più vita e più vite. Più vite sono vite parallele, sono vite che il nostro personale destino ci ha negato, in queste costruzioni in parte fantastiche, ma costruite con elementi reali o realistici, noi viviamo amori straordinari, amiamo donne magnifiche, viaggiamo attraverso paesaggi favolosi, straordinari, impressionanti, affascinanti, magici. Viviamo avventure nemmeno immaginabili e magari viviamo in poche centinaia di metri quadri e un tempo c’era gente che non aveva mai visto un treno o il mare. Quindi l’emozione ci permette di infrangere i limiti dello spazio e del tempo perché è qualcosa di indescrivibile”.

Ecco perché possiamo emozionarci leggendo poesie scritte centinaia di anni fa, oppure soffrire provare orrore per gli olocausti del passato. Ecco perché la memoria storica non si deve mai perdere qualsiasi essa sia, giusta o sbagliata, bella o brutta, perchè tuttavia rimane positiva, perché è memoria. Una memoria collettiva che si rispecchia in noi stessi, nella quale ritroviamo i nostri pensieri che prendono forma e acquisiscono un’identità, impedendoci di sentirci soli o isolati e facendoci altresì sentire eterni e in un certo senso immortali. Qualcuno lontano nel tempo e nello spazio ha fatto una scelta, che ci accomuna e possiamo quindi credere che ci sarà in futuro qualcuno che ripeterà la stessa esperienza e leggendo un romanzo si stupirà e si emozionerà.
Dice Manfredi: “Quello che ci dà emozione non lo dimentichiamo: una persona che abbiamo amato, i colori di un tramonto, Il canto di un usignolo dopo la mezzanotte, il suono di un violino nella strada deserta ed è qualche cosa di cui abbiamo veramente assoluto bisogno”.

Chiudo la mia riflessione sul romanzo storico su quest’ultima affermazione di Valerio Massimo Manfredi, che spiega molto bene com’è affascinante capire la storia e imprimere la memoria del passato attraverso la narrazione che ci regala emozioni.

La dedica su Alèxandros fu d'obbligo!

La dedica su Alèxandros fu d’obbligo!

Monica Bauletti

Informazioni su Monica Bauletti

Monica Bauletti, libri@monicabauletti.it Romanzi: -ATTACCO AGLI ILLUMINATI – EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -L’AMICA PIU’ PREZIOSA - EDITORE: LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2014 -BERTA, LA LEGGENDA (PUBME.ME) 2017 -Racconto: VITE RIFLESE antologia UNA BELLA GIORNATA DI SOLE LIBROMANIA (DeAgostini-Newton) 2015 -Racconto “RESPIRO” secondo classificato al premio letterario edizione 2014 “MILLE E… UNA STORIA” e pubblicato nell’antologia del premio. -Racconto “TU NON MI AMI” numero dicembre 2014 rivista internazionale di letteratura e cultura varia “3°m TERZO MILLENNIO” fondata dal poeta-scrittore-saggista professore Carmelo Aliberti. -Racconto "MARTINA VEDE LE COSE" antologia: SOFFIA UN VENTO CONTRARIO - L'IGUANA EDIUTRICE www.monicabauletti.it

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